Luce a Sud

Se ti convincono che nulla può cambiare, nulla cambierà

Prima abbattere i luoghi comuni. Poi riscoprire l’identità

su 17 novembre 2011

Anzitutto cominciamo con l’abbattere i luoghi comuni su Napoli. Uno di questo vuole che le “intelligenze” siano andate tutte via, lasciando una città orfana, satura solo di desolazione e cervellini vuoti… Una prova vivente eccola qui, tornata dopo 15 anni (tiè). Un’altra si chiama Ilaria, una delle mie amiche piu’ importanti, una sorta di sorella minore onnipresente. Ebbene tra tutte le mie amiche Ilaria è l’unica che è rimasta a Napoli negli ultimi due decenni: brillante, intelligente, cazzuta, grandissima penna, pur se spesso nascosta dietro a un pilastro, dopo aver buttato 15 anni di sangue all’Università e averne speso un altro mucchietto ad arrangiarsi mamma… Ilaria sta ‘ascenn!! Insomma: se c’hai il fuoco, prima o poi bruci. E lei ne è una prova vivente. Anche se alla soglia dei quaranta, uagliò, le opportunità possono arrivare anche qui, prima o poi. Soprattutto se hai talento. Poi certo, è come dice lei, tanti bravi sono a spasso. Ma tanti che a mio avviso valgono ben meno di lei (Parrella docet, non volermene Ilà, tu te la magni a quella..) invece dalla città sono stati osannati anche troppo, conquistandosi lo scenario nazionale e internazionale.

Di quarantenni divisi per due la città comunque è piena, ma c’è tanto, tanto, tanto da lavorare. A loro dedica l’apertura sul web l’indisponente Corriere del Mezzogiorno, diretto da quel Marco Demarco che dopo aver stilato, senza alzare le pacche dalla scrivania, un libro chiamato Terronisti (termine per altro affatto coniato da lui come millanta) oggi si assurge a esperto di Sud, quando è stato per anni in letargo, assistendo con mezzo occhio chiuso alla devastazione della città pro mano bassoliniana, salvo poi inventarsi oppositore last minute. Ebbene il Corriere mette insieme due “file” di postadolescenti. Quelli che poche ore fa hanno sfilato per le vie della città (ancora?) contro la Gelmini, cavalcati dai soliti Cobas e gruppuscoli vari. E quelli, sempre della stessa età, che stanno da ore e ore in fila fuori al megastore di H&M che inaugurava oggi a via Toledo…

A un occhio disattento i secondi starebbero più inguaiati dei primi. Io però non la penso così: non si può essere consapevoli e poi ispirarsi agli Occupy di Wall Street o agli Indignatos di Barcellona. In questo Napoli sembra non voler uscire da questa sua visione provinciale del mondo, così bisognosa di “scopiazzare” proteste e mode ribelli, quando davvero poco ci vorrebbe a farsi una battaglia tutta propria, una battaglia dal Sud per il Sud, che di motivi ce ne sarebbero un diluvio.

Resta quel pizzico di malinconia pensando al bel Palazzo Liberty che ha ospitato per tanti anni la Rinascente, di cui nessuno di loro ricorderà: ma del resto in quella di Roma ora c’è Zara, dunque non veniteci a dire che solo noi, a Napoli, abbiamo dimenticato storie e virtù (dei tempi andati, quelli in cui a Napoli si protestava per l’apertura del McDonald, vera campagna bipartisan di un tempo che fu, non vi direi, per non mortificarvi troppo, belli bellini).

Tutto questo per dire che per me una battaglia non legata all’identità è una non-battaglia, ma una semplice tendenza cavalcabile dalla qualunque (e da chiunque). Per questo non vedo la differenza tra quelli che urlano slogan che manco comprendono (provate a intervistarli) e quelli che vogliono comprare la collezione di abitini a basso costo disegnata da Madonna… mano male che di ragazzi, mi restano i miei.

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